Websim Focus sui Mercati Finanziari 10/09/2015 – WS

Il rinnovato timore di un rialzo dei tassi USA frena la Borsa americana, che parte di slancio e chiude con un ampio ribasso: Dow Jones -1,4%, S&P500 -1,4%, Nasdaq -1,1%.

Il cambio di tono sarebbe dovuto alla pubblicazione di un dato, molto positivo sul mercato del lavoro. La riunione della Fed inizia mercoledì 16 e si chiude il giorno successivo: l’annuncio è alle 20.

Secondo il Wall Street Journal, che su questo tema è da sempre il meglio informato, i membri del FOMC sono molto divisi, sembra quindi poco probabile un accordo sul rialzo, più probabile un rinvio alla prossima riunione.

Brasile. Bovespa -0,2% nel giorno dell’inatteso declassamento del debito a junk (spazzatura) da parte di Standard&Poor’s.

Asia. Anche qui si è perso traccia del rally. Tokio -2,5%, corregge il +7,7% di ieri. Shanghai piatta. La situazione economica della Cina resta poco comprensibile dopo la pubblicazione di dati sull’inflazione che mostrano un balzo dei prezzi al consumo ed una nuova caduta dei prezzi alla produzione, in perdurante flessione da quasi quattro anni. Taiwan -0,4%, Hong Kong -2%, Seoul +0,4%, Mumbay -1,1%.

I future sulle Borse europee anticipano un avvio in calo dell’1% circa.

Italia. Crescita record dei consumi a luglio, +2,1% tendenziale, il miglior dato dal 2010. Ciò consolida i segnali di ripresa della nostra economia. Per questo continuiamo a preferire titoli come Atlantia, Snam, Terna che si giocano la ripresa interna, a scapito per esempio di Ferragamo, Tod’s, Moncler che si giocano i mercati intrnazionali.

Analisi tecnica borse. Il forte rimbalzo di ieri ha soltanto stoppato la spirale discendente, ma è ancora prematuro parlare di inversione. Naturalmente ci riferiamo in particolare a Cina e emergenti le cui valute sono ancora sotto pressione e finchè sarà così è impensabile un ritorno del flusso di capitali in quelle aree. Tutto abbastanza tranquillo in Europa, mentre Tokio saggiamente digerisce il colpaccio di ieri.

FtseMib (22.126, +0,8%). Continua a dimostrarsi una delle borse migliori del mondo (+16% da inizio anno contro +5% del Dax tedesco). Le prime serie resistenze sono a 22.270 punti ieri hanno frenato la spinta. Superato questo scoglio l’indice si può proiettare verso i massimi dell’anno in area 24mila. La trendline di lungo periodo passa per 20.970 punti e questo è il livello più delicato da monitorare verso il basso.

Variabili macro

Petrolio. Nuova caduta ieri intorno al 4% per entrambe le tipologie. WTI 44 usd, Brent 47,3 usd. In caso di scivoloni verso 40 e 45 usd rispettivamente torneremo a pensare agli acquisti di lungo periodo.

Oro (1.106 usd). Con sei ribassi in sette sedute è tornato sui livelli di metà agosto. Addio alla storiella del “bene rifugio”. Se ci sarà un rialzo dei tassi Usa è anche probabile un’accelerazione verso i minimi dell’anno a 1.080 usd.

Forex

Valute emergenti. Nessun segnale concreto di ripresa. La notizia del downgrade del Brasile certo non aiuta il comparto. Real a poca distanza dai minimi degli ultimi 13 anni. Il ringgit della Malesia è tornato a ridosso dei minimi degli ultimi 18 anni. Aspettiamo pazientemente che la bufera passi prima di tornare a pensare a qualche acquisto.

Euro/Dollaro (1,1215). Stranamente, l’euro si irrobustisce rispetto a ieri mentre risale l’aspettativa di un rialzo dei tassi USA. E’ anche vero che l’economia dell’Eurozona accelera. Suggeriamo di tenere le posizioni in dollari e di incrementare se si torna sulla parte alta del range 1,05-1,15.

Bond

Bund tedesco. Nessuna novità. Rendimento decennale a 0,68%. Preferiamo muoverci su altri livelli: compreremo sopra l’1% e venderemo sotto lo 0,5%.

Grecia. Si avvicina l’appuntamento elettorale del 20 settembre e lo scenario è tutt’altro che chiaro. Tuttavia, l’idea che Tsipras venga ridimensionato basta a favorire gli acquisti di bond ellenici. Lo spread Grecia/Germania è sceso a 750 punti base, il livello più basso da inizio 2015. Rendimento 8%.

Italia. Tutto procede per il meglio. Lo spread apre a 115, rendimento del Btp 10 anni a 1,83%. Conserviamo il vantaggio di 25 punti base nei confronti della Spagna, da -40 di ottobre 2014. Puntiamo ancora pacatamente a uno spread di 80-50 punti base per fine anno.

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